Ho impiegato anni per capire che la strada che avevo scelto non era quella giusta per me.
Per anni ho pensato che tornare indietro fosse impossibile.

Sono Ilenia Bagnano, Senior Clinical Research Associate, formatrice e career coach. Questa è la storia che sta dietro Professione CRA.

Il dottorato, e poi la precarietà

Ho una laurea magistrale in Biologia Molecolare e un dottorato di ricerca in Neuroscienze e Genomica.
Sulla carta, il percorso perfetto. Nella realtà, arrivata alla fine, mi sono accorta di non essere convinta che la carriera accademica fosse la mia strada.

Il problema non era solo capire cosa volessi fare. Era che non sapevo a chi chiederlo.

Non conoscevo nessuno fuori dall’università che potesse darmi un’indicazione. I miei colleghi avevano esattamente le mie stesse difficoltà, quindi confrontarsi con loro significava girare in tondo. E intanto mi arrivavano proposte che, dopo tutti quegli anni e quei sacrifici, non erano nemmeno lontanamente soddisfacenti: contratti brevi, retribuzioni basse, nessuna prospettiva di crescita.

Sapevo di valere di più.
Semplicemente non sapevo dove portare quello che sapevo fare.

Il ruolo di Clinical Research Associate l’ho scoperto quasi per caso, in quel periodo di incertezza. E quando ho capito di cosa si trattava, la reazione è stata duplice.

Avevo appena scoperto un lavoro in cui usare il metodo scientifico che avevo imparato, ma applicato a qualcosa che arriva ai pazienti. Un settore che cerca persone con il mio background, con percorsi di crescita veri.

Perché nessuno me l’ha detto prima?
Quella seconda domanda è il motivo per cui oggi faccio questo lavoro.

Poi ho scoperto che esisteva il ruolo di CRA

Perché ho iniziato a formare aspiranti professionisti del settore

Quando ho cominciato a lavorare come CRA, ho iniziato a ricevere centinaia di messaggi. Laureati in biologia, farmacia, CTF, biotecnologie.
Dottori di ricerca. Tutte con la stessa domanda, formulata in cento modi diversi: come si entra in questo settore?

All’inizio rispondevo a tutti. Poi ho capito che il problema era strutturale.

Chi arriva da un percorso scientifico ha già le basi. Sa ragionare per protocolli, sa cosa vuol dire rigore.
Quello che manca è tutto il resto, ovvero la normativa, il funzionamento reale di uno studio clinico, e soprattutto il modo in cui ci si presenta a un’azienda del settore.

I master universitari coprono in parte la teoria, ma costano tanto, soprattutto perché durano a lungo, e finiscono lì. Nessuno ti assiste quando devi scrivere il curriculum o affrontare il primo colloquio tecnico.

Così ho costruito, insieme ai miei collaboratori, Clinical Research Lab: un percorso che parte da quello che serve davvero per entrare nel settore e arriva fino al momento in cui ti siedi davanti al recruiter di un’azienda del settore.

Le lezioni di Clinical Research Lab sono in diretta con me e con gli altri docenti, sono un confronto, con casi reali presi dal nostro lavoro e documenti reali della Ricerca Clinica.

La parte che però fa la differenza arriva già durante.
Riscriviamo insieme il tuo curriculum vitae, prepariamo la lettera di presentazione, tutti i documenti necessari, lavoriamo sul modo in cui racconterai il tuo profilo a un recruiter che non sa nulla di te. Ti accompagno fino al tuo primo colloquio nel settore.

È un lavoro che richiede tempo e attenzione per ogni persona. Per questo i gruppi restano piccoli, e per questo prima ho bisogno di conoscerti e parlare con te.

Come lavoro con chi si affida a me

Se ti ritrovi nel mio racconto, parliamone

Non serve che tu abbia già deciso. Serve solo che tu abbia voglia di capire se questa strada ha senso per il tuo profilo.

Prenota una chiamata: mezz’ora, senza impegno, e alla fine avrai un’idea molto più chiara di adesso.